Cena di Natale Confindustria, asta per ANSABBIO

Modellino di Porta San Felice durante l’asta solidale a Bologna

La nostra porta, la loro speranza

Ci sono serate che non “passano”, restano. Alla cena di Natale del gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Area Centro, Arcangelo Guastafierro ed Elena Galotti hanno scelto di stare dalla parte di chi trasforma un gesto in cura, sostenendo ANSABBIO. In mezzo a brindisi e racconti, un’asta solidale per modellini delle porte di Bologna ha acceso una piccola battaglia gentile. L’obiettivo era preciso: Porta San Felice, la “nostra porta”, ferita dalle alluvioni ma ancora in piedi.

Bologna, a dicembre, sa essere una città doppia. È calda e scura come un caffè lungo, ma basta alzare gli occhi e diventa una cupola di luci, vetrine, fiato che si vede. In quella doppiezza c’è un’idea semplice: si può essere eleganti senza essere distanti, solidali senza fare rumore. È più o meno lo spirito con cui Arcangelo Guastafierro ed Elena Galotti hanno partecipato, la sera del 10 dicembre 2025, alla cena di Natale del gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Area Centro.

Non era “solo” una cena. Era una di quelle occasioni in cui il rito sociale (i tavoli, i brindisi, le strette di mano) smette di essere un’abitudine e torna a essere una scelta. Il motivo aveva un nome chiaro e concreto: ANSABBIO, Associazione Nazionale Spettacoli a Beneficio dei Bambini in Ospedale, legata al progetto “Il sogno di Dario C.”. Un nome che, già così, costringe a rallentare. Perché quando entrano in scena i bambini in ospedale, si ridimensiona tutto: le agende, le priorità, perfino certe parole troppo leggere.

Durante la serata è arrivato il momento dell’asta. Non la classica parentesi di intrattenimento, ma un gesto collettivo travestito da gioco, con quella tensione sottile che fa sorridere anche chi finge disinteresse. In palio c’erano modellini in scala delle porte di Bologna, realizzati a partire da rilievi reali, con la precisione di chi non copia una forma, la rispetta. Un’azienda associata li aveva creati e donati, gratuitamente, proprio per rendere l’asta un ponte tra competenze e impatto.

Arcangelo ed Elena avevano un’idea precisa: provare ad aggiudicarsi Porta San Felice (conosciuta anche come Porta Saffi), la porta che apre la Via Emilia verso Modena. La “nostra porta”, l’hanno chiamata. E in quella definizione c’è molto più di una geografia: c’è un’appartenenza operativa, quotidiana, fatta di strade percorse, cantieri, sopralluoghi, emergenze e ripartenze. C’è anche una ferita recente. Porta San Felice è stata testimone di due alluvioni in due anni, e la seconda ha colpito direttamente anche loro. Quando l’acqua sale, si porta via oggetti e certezze con la stessa indifferenza. Poi lascia una domanda, quasi sempre scomoda: che cosa resta in piedi, e perché?

L’asta, com’era prevedibile, è diventata “battagliata”. Non nel senso teatrale, ma in quello umano: rilanci rapidi, sguardi che si incrociano, sorrisi che dicono “stavolta non mollo”. L’importo, per scelta, resta privato. E la cosa non è una posa, è un principio. Perché la beneficenza ostentata spesso assomiglia a una ricevuta esibita, più che a un gesto. Qui, invece, il punto era fare, non dimostrare.

Porta San Felice, alla fine, non è un trofeo. È un simbolo che pesa poco in mano e molto nella testa. Un frammento di Bologna martoriata ma capace di attraversare i secoli, di prendere colpi e restare riconoscibile. In un certo senso, è diventata un manifesto silenzioso anche per ciò che Studio Poseidon fa ogni giorno nel facility management: prendersi cura di ciò che regge, di ciò che protegge, di ciò che permette alle persone di vivere e lavorare senza accorgersi, per fortuna, di quanta manutenzione serva perché tutto continui a funzionare.

C’è una bellezza particolare nell’idea di “cura invisibile”. È la stessa bellezza che, in ospedale, si spera sempre di incontrare: qualcuno che arriva, fa la differenza, e non chiede applausi. Quella sera, tra una porta in miniatura e un gesto reale, Arcangelo ed Elena hanno scelto di stare dentro questa logica. Una logica sobria, concreta, profondamente natalizia nel senso più serio del termine: ricordarsi che il futuro (quando è fragile) va protetto.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.