Come progettare piani di emergenza inclusivi, via di fughe per disabili accessibili
Vediamo alcune delle principali indicazioni che possono essere utili alle aziende per creare piani di emergenza che considerino persone con handicap, per evacuazioni inclusive e vie di fuga per disabili
Emergenza inclusiva, è così che dovremmo definirla: è importante infatti che tutte le aziende oggi siano preparate alla creazione di piani di emergenza e vie di fughe inclusivi, quindi accessibili a tutti, anche a persone con particolari handicap e disabilità. Durante qualsiasi tipo di emergenza in un edificio infatti è fondamentale per legge garantire la sicurezza di tutte le persone che occupano appunto quella struttura stessa, non soltanto perché la normativa detta questo obbligo, ma anche perché si tratta di una responsabilità etica e organizzativa: chiunque dovrebbe avere la possibilità di salvarsi in caso di emergenza.
Parliamo in particolare di differenti casi di disabilità, che possono essere sensoriali, motorie, temporanee, cognitive. In questo articolo proviamo a spiegare come dovrebbero essere creati i piani di emergenza davvero inclusivi, come è possibile progettare vie di fuga accessibili e organizzare evacuazioni che possiamo definire sicure per tutti, migliorando al tempo stesso la qualità complessiva della gestione del rischio.
Che cosa intendiamo per evacuazione inclusiva
Alcune persone con disabilità possono vedere o percepire le emergenze e le vie di fuga diversamente rispetto alle persone normodotate. Allarmi sonori, scale, segnali visivi o procedure standard potrebbero non essere immediatamente percepiti, visti o sentiti da chi ha problemi alla vista, all’udito, e addirittura possono essere un limite e uno scoglio per chi non può muoversi in autonomia, diventando delle vere e proprie barriere fisiche.
Per essere definito inclusivo, un piano di emergenza all’interno di un edificio dovrebbe essere come segue:
- in grado di diminuire il rischio di incidenti e panico;
- essere una tutela per lavoratori, visitatori e clienti con disabilità;
- migliorare la conformità normativa (D.Lgs. 81/08, normativa antincendio, accessibilità);
- rafforzare la reputazione aziendale e la cultura della sicurezza.
Creare un ambiente accessibile e inclusivo non è sicuro (e importante) solo per chi ha delle disabilità, ma lo è per tutti coloro che occupano quell’edificio.
L’importanza di conoscere le differenti esigenze
Le esigenze di una persona con un handicap possono essere molto diverse tra loro, uno degli errori più comuni è pensare alla disabilità come a un’unica categoria. Le disabilità da considerare invece sono svariate e molto diverse tra loro, quali:
- sensoriali, in particolare parliamo di disabilità visive o uditive;
- motorie, in questo caso facciamo riferimento a persone che si muovono in sedia a rotelle, con mobilità ridotta o uso di ausili;
- cognitive o neurodivergenze: difficoltà di comprensione, orientamento o gestione dello stress.
Che cosa intendiamo invece per disabilità temporanee
Infortuni, gravidanza, persone anziane, visitatori occasionali, sono tutti casi che possiamo definire come disabilità temporanee. E per realizzare un piano efficace è quindi importante partire da una mappatura reale delle persone presenti nell’edificio.
Piani efficaci e vie di fuga accessibili
Creare vie di fuga accessibili a tutti e piani efficaci e inclusivi per chiunque, a prescindere dalla disabilità significa realizzare:
- prima di tutto percorsi senza delle barriere, le vie di fuga non devono presentare restringimenti importanti, gradini o ostacoli di qualsiasi tipo, devono essere larghe tanto da consentire il passaggio di sedie a rotelle e la pavimentazione deve essere ben mantenuta, non sconnessa, oltre che antiscivolo. Nel caso in cui sono necessarie e inevitabili le scale, devono sempre essere previste delle soluzioni alternative;
- anche sulle cosiddette aree di attesa e necessario intervenire dal punto di vista della sicurezza, è fondamentale che siano un vero “rifugio” per chi non può evacuare subito e in autonomia. Devono essere raggiungibili facilmente e rapidamente, resistenti al fuoco, ben segnalate e visibili a tutti, dotate di sistemi di comunicazione bidirezionale, pensate per consentire evacuazione assistita senza mettere a rischio la persona o i soccorritori;
- i segnali devono essere efficaci, quindi comprensibili e inclusivi per chiunque, ben illuminati, visivi e tattili per qualsiasi tipo di disabilità, di facile comprensione considerando le situazioni di emergenza e alto stress, installati a differenti altezze per raggiungere tutti. È importante sapere che riuscire a integrare anche dei segnali luminosi e acustici aiuta a coprire ancor più esigenze (ed eventuali disabilità) sensoriali.
Quali sistemi di allarme utilizzare per una maggiore inclusività
Non basta avere un allarme solo sonoro o solo visivo, e necessario prevedere degli innovativi sistemi inclusivi, che comprendono quindi:
- lampeggianti luminosi;
- segnali acustici;
- chiari messaggi vocali;
- dove possibile anche delle notifiche testuali.
Più messaggi, e ridondanti, possono aumentare ancor più la possibilità di salvare delle vite umane.
Procedure di evacuazione personalizzate
Si chiamano Piani individuali di emergenza (PEI) e sono infatti dei piani personalizzati, che vengono pensati e ideati per dipendenti che hanno delle disabilità permanenti. Nel dettaglio, queste strategie di gestione delle emergenze devono indicare le modalità di evacuazione, le persone di supporto che sono state designate, eventuali percorsi preferenziali, le aree di rifugio.
Si tratta di piani che non possono e non devono essere imposti ma anzi devono necessariamente essere concordati con la persona interessata.
L’importanza della formazione del personale
La formazione è fondamentale perché avere dei buoni piani scritti senza il personale che è in grado di interpretarli e applicarli è praticamente inutile.
Il personale deve essere formato ed è importante che tutti sappiano:
- come deve essere assistita una persona con disabilità senza metterla in pericolo;
- in che modo si utilizzano sedie di evacuazione e dispositivi ausiliari;
- quanto è fondamentale utilizzare una comunicazione calma ed efficace durante le situazioni di emergenza;
- come fare le esercitazioni inclusive, non “simulate”;
- come si prova e si aggiorna il piano regolarmente.
Un piano di emergenza inclusivo è un processo continuo, non un documento statico, e per questo motivo devono essere effettuate delle prove di evacuazione realistiche, in questo può essere molto utile raccogliere feedback, soprattutto da persone affette da disabilità. Attenzione inoltre a non dimenticare di aggiornare il piano in caso di modifiche strutturali o organizzative.
Tutti i vantaggi di un’evacuazione inclusiva
A quali vantaggi può portare investire in evacuazioni inclusive? Vediamolo di seguito:
- migliora il benessere delle persone;
- riduce i rischi operativi e legali;
- crea ambienti più resilienti e moderni;
- dimostra responsabilità sociale concreta.
Rendere accessibile la sicurezza non è un costo extra, ma un valore aggiunto. Essere pronti a tutto fa la differenza, le emergenze non avvisano prima di arrivare, progettare piani inclusivi e vie di fuga accessibili a tutti non è solo una buona pratica ma un’ottima scelta strategica che rende gli spazi più sicuri, umani e sostenibili


